Presentato a Milano il secondo romanzo di Stefano Ferri

maggio 2016

Sala affollata e pubblico eterogeneo per un evento dal forte coinvolgimento personale.

Stefano Ferri, giornalista e addetto stampa, è una delle figure più note nell’ambiente della meeting industry e delle sue associazioni.
In realtà, oltre a questa identità professionale, pubblica e di successo, Ferri coltiva con passione anche quella di romanziere.

 

Dopo la sua opera prima “Seppellitemi in cielo”, uscita tre anni fa e ristampata già quattro volte, oggi esce il suo secondo romanzo “Il bambino che torna da lontano”, ancora per i tipi di Robin Edizioni, già presentato al Salone del Libro di Torino.
Stesso genere, il thriller, e intreccio similmente complesso che si scioglie solo nelle ultime pagine, dopo aver tenuto avvinto il lettore facendogli intravvedere diverse possibili soluzioni che via via cadono infittendo il mistero. Completamente diverso invece lo scenario di partenza dei due romanzi, che nel primo si basava su una morte (classicamente), in questo è invece centrato su una nascita. Curiosa simmetria.

ferri-basilico3La presentazione a inviti, sabato 21 maggio a Milano, era molto affollata nonostante il sabato pomeriggio. È stata condotta con brio da Daniela Basilico, art director e giallista, che ha fatto uscire senza forzature non solo i tratti salienti del romanzo, l’ambientazione milanese, i profili dei personaggi, ma anche il coinvolgimento personale dell’autore nella scrittura, il suo percorso di vita, la sua personalità non ortodossa.
Un pubblico numeroso e eterogeneo ha seguito con attenta partecipazione, e la presentazione si è chiusa con una fitta richiesta di autografi sulle copie prima di sfociare nel classico aperitivo. In sala qualche sporadico rappresentante della meeting industry, forse solo i più intimi, a dimostrazione che Ferri intende mantenere separate le sue due identità. Un tocco di eleganza.
E infine una nota tenera: il servizio fotografico dell’evento è stato curato dal padre dell’autore, Luciano Ferri, celebre e premiato fotografo della pubblicità (e non solo) dagli anni ’60 in poi. Novantenne, in gran spolvero e con una fotocamera di quelle vere. Chapeau.