22.000 turisti italiani riportati a casa da ASTOI

marzo 2020

ASTOI Rientro Italiani

Utilizzando voli charter e voli di linea. Mai come adesso l’assistenza all’estero dei Tour Operator si è rivelata necessaria.

In una intervista all’ANSA, Pier Ezhaya, consigliere dell’associazione che riunisce il 90% dei tour operator italiani fa un resoconto della attività e dello sforzo “ciclopico” che ASTOI Confidustria Viaggi sta facendo per riportare a casa gli Italiani che erano all’estero.
Oltre alla gestione della emergenza, questa situazione suggerisce una riflessione sulla gestione centralizzta anche di tutti i turisti individuali.
Oggi è una emergenza. Ma già 11 anni fa Enrico Cesati Cassin in un articolo per ItaliaConvention faceva presente l’importanza di affidarsi a professionisti per avere un supporto adeguato di assistenza, sempre.  leggi l’articolo >>>

Riportiamo qui di seguito parte della intervista di Pier Ezhaya di ASTOI all’ANSA:
“Grazie a 48 voli charter (partiti appositamente dall’Italia vuoti e tornati carichi di 12 mila persone) e altri voli di linea su cui sono stati imbarcati altri 10 mila connazionali, ad oggi sono stati rimpatriati 22 mila italiani che erano in vacanza nei posti più disparati del mondo.
Per dare un’idea dei costi, un singolo volo charter che parte dall’Italia vuoto può costare da un minimo di 50-70 mila euro fino a oltre 200 mila.
Per questo chiediamo a gran voce un tavolo di coordinamento permanente con la Farnesina per svolgere un raccordo efficace tra tour operator e istituzioni.
“Inoltre voglio sottolineare – prosegue Ezhaya – che ci sono tantissimi italiani che non erano con dei tour operator e che si trovano abbandonati nel mondo, molti ci scrivono per chiedere aiuto e, quando possiamo e abbiamo posti sui charter, diamo loro una mano ma non sempre è possibile. Astoi movimenta 3 milioni di passeggeri in un anno, forse valeva la pena fare un tavolo di confronto con noi che muoviamo tutti questi turisti “in modo organizzato”, anche per aiutare quelli che invece sono in fai da te”.
“I rimpatri – continua – li hanno fatti i tour operator Astoi, poi che questo rientri nelle loro responsabilità di assistere gli italiani all’estero non è un tema che vogliamo affrontare adesso, lo affronteremo a suo tempo perché in questo caso c’è una forza maggiore che è grande come l’universo. Abbiamo avuto anche tante difficoltà con ambasciatori e consolati, non abbiamo avuto un supporto adeguato a parte alcuni singoli casi. Ad esempio abbiamo un gruppo di italiani in Marocco e avevamo chiesto di farli recuperare da un aereo proveniente dalle Canarie e non siamo riusciti a farlo atterrare. E non ci hanno nemmeno concesso il cosiddetto volo “rescue” per andarli a prendere. E appunto ci sono anche tantissimi turisti “fai da te” che aspettano disperati in aeroporto e non sanno come tornare”.
“Faccio questo lavoro dal 1986 – dice sconfortato Ezhaya – e non ho mai visto una cosa così, è un lavoro ciclopico e tutto sembra fatto appositamente per renderlo ancora più complicato. I soci Astoi sono in grandissima difficoltà, non raccolgono ordini e si devono far carico dei rientri, l’allarme è forte”.
Poi ci sono tutte le persone in quarantena oppure quelle che hanno sviluppato sintomi e sono negli ospedali: “Ne abbiamo in India, in Egitto e in altri luoghi, finché sono lì non sappiamo come farli rientrare” dice.
“Il turismo – conclude Ezhaya – non è una colpa, se uno è in vacanza e si ammala oppure è fermato da un allarme sanitario del genere non bisogna dire: cosa ci facevi lì? Ho sentito anche questi commenti ma viaggiare non è un reato. Penso che anche le ambasciate se ne debbano occupare, anche perché sono partiti quando l’allarme non era ancora scoppiato. Chi ha prenotato con Astoi in qualche modo è stato riportato indietro da noi, abbiamo a cuore i nostri clienti, sono il nostro patrimonio ma ricordo anche tutti quelli in “fai da te” che sono chissà dove. Il mio pensiero da italiano e da uomo di turismo è che bisogna occuparsi anche di loro”. (ANSA).

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