Intervista a Pupi Avati, raccontatore di storie e di vita

Pupi Avati

Il grande regista è uno storyteller inesauribile e cordiale. I suoi racconti sono affascinanti, autoironici e sempre di gran successo.

Pupi Avati, notissimo regista bolognese dalla lunga e prolifica carriera, è anche un keynote speaker molto invitato ai meeting aziendali perché appassionato e sincero, esperto del mondo e della vita, e generoso di sé. Crea un evento nell’evento di grande presa sui partecipanti e di grande successo per planner e azienda.

Professionalmente Pupi Avati è considerato uno dei decani del cinema italiano e rispettato come un grande maestro, con 50 regie e 52 sceneggiature all’attivo.
La sua carriera artistica inizia però con la musica, come clarinettista nella “Doctor Dixie Jazz Band”, formazione amatoriale nata nell’ambiente universitario bolognese, amatissima anche da Renzo Arbore e attiva ancora oggi.
Pupi racconta che però ricevette una cocente delusione dalla musica militante: lasciò la band quando entrò il giovane Lucio Dalla e fu lì, dice, che “capii la differenza tra passione (la mia) e talento (il suo). Il talento vince sempre. E così decisi di cambiare mestiere”

Inizia la carriera cinematografica negli anni ’70 collaborando con Pier Paolo Pasolini alla sceneggiatura di “Salò o le 120 giornate di Sodoma”.
Nel 1976 dirige “La casa dalle finestre che ridono” che diventa un cult per gli appassionati di cinema noir.
Tra i suoi 50 film più noti “Una gita scolastica” del 1983 con un indimenticabile Carlo Delle Piane, “Regalo di Natale” (1986) con Diego Abatantuono e ancora Delle Piane, i premiatissimi “Storia di ragazzi e ragazze” (1989), “Il papà di Giovanna” (2008), fino al più recente: “Il signor Diavolo”  del 2019.

Pupi Avati ha un grande successo come keynote speaker, per i suoi interventi  ricchi di umanità e di cordialità “bolognese”, per le storie di vita vera che racconta, per il clima di empatia e di confidenza che crea con persone di tutte le età e formazioni.
Come dice lui stesso: “Racconto il mio rapporto con il cinema, ma soprattutto quello con la vita , con i grandi sogni e con le grandi delusioni”

Pupi, dici che ti piace fare il keynote speaker. Perché?
Amo il rapporto ravvicinato, quasi fisico, con le persone vere, presenti, che reagiscono in diretta. Probabilmente perché alla fine sono un timido, uno che per troppo tempo ha  osservato gli altri vivere. Da giovane ho molto invidiato quelli più disinibiti, quelli che conquistavano ragazze e amici, e ciò ha prodotto in me una necessità di essere risarcito. Da ragazzi con Lucio Dalla ci chiedevamo perché avessimo questa voglia  di diventare famosi, e la risposta era: per essere più amati.

Qual è la sensazione più forte che ricevi durante i tuoi speech? Che cosa ti dà soddisfazione?
Vedere la gente che ride, si diverte, si commuove, si identifica con ciò che sto narrando di me.
Sono convinto che noi umani, nel profondo, ci somigliamo molto di più di quanto immaginiamo. Le stesse paure, le stesse speranze: l’uomo cambia pochissimo. Le mode, gli atteggiamenti, il lessico, gli strumenti della comunicazione mutano, ma le ragioni che ci rendono felici o infelici sono sempre le stesse.

Cosa ritieni di poter dare al pubblico?
Più che al pubblico, ai singoli. Cerco sempre di interloquire con un insieme di “singoli” premettendo che sono lì, su quel palco, perché spero di poter essere utile, dicendo cose che non mi furono dette quando ne avevo una grande necessità.

Che tipo di keynote speaker sei? Come ti definiresti?
Io sono un raccontatore di  storie, e con le mie storie cerco di sentirmi complice con le persone in sala. Esordisco sempre con dichiarazioni o battute che riguardano le mie debolezze, mai le mie certezze.
Alla mia età mi considero un conoscitore onesto dell’animo umano.

Adatti lo speech ogni volta o hai un repertorio di interventi?
A seconda dei gradi di “diffidenza” iniziale che percepisco, a volte preferisco partire con un’aneddotica leggera, divertente, che produca sorrisi e fiducia reciproca.
Poi sì, dispongo anche di una serie di esempi o di aneddoti che so funzionare. Ma dico sempre: “ voglio dare un senso alla mia presenza qui  con voi… lo troveremo insieme entro fine serata“.
Quindi ho un canovaccio, ma ogni  intervento è sempre diverso.

Quali temi affronti meglio?
Quelli dell’infelicità, della sconfitta, dell’ingiustizia subita, della difficoltà di rapporti, dell’ambizione e dei sogni che stanno dentro a ognuno di noi. Ma cerco anche di offrire scintille di speranza e di ottimismo partendo sempre dalla mia esperienza, che alle spalle ha una infinità di cadute.

Di solito ti fermi dopo lo speech, ti intrattieni off stage con i partecipanti?
Quel tanto che è necessario. Non credo che quello che dico necessiti di ulteriori chiarificazioni, ma quando vedo persone in difficoltà lo faccio.

Ti capita di mantenere rapporti con qualcuno?
Ricevo messaggi, spesso molto gratificanti. Soprattutto da chi si sente direttamente destinatario delle mie confidenze, come se avessi parlato proprio a lui.

Come utilizzi la tua esperienza di vita per arrivare alla situazione aziendale del cliente?
Ci arriva da sola, con naturalezza. Conosco il loro mondo, sono stato dirigente di una multinazionale (Findus) e la situazione aziendale quasi sempre la ritrovo nella mia esperienza. Quindi oltre al lavoro, racconto storie di jazz, cinema, letteratura, gli scout, il bar, il matrimonio, l’infanzia e la vecchiaia, le fidanzate e le amanti… Storie di vita e di umanità.

Di solito quanto dura il tuo speech?
Da un’ora a due ore.  A volte siamo andati oltre, e sono stati incontri memorabili

Quando vieni ingaggiato, chi è il tuo interlocutore? Planner, direttore marketing,  vertice aziendale, altro?
Quasi sempre il contatto si stabilisce attraverso il mio agente, Luciano Sabadin, che poi mi riferisce soprattutto sui punti critici. Abbiamo lavorato in centinaia di convention di aziende farmaceutiche, produttori di auto, di bevande, di cibi…
Spesso sono invitato da imprenditori o top manager, che vogliono offrire  una testimonianza vera per lasciare nel meeting un segno profondo e duraturo. E questo avviene sempre, e ne sono felice.

Nel 2019 Pupi Avati è stato keynote speaker alla Convention annuale del Capitolo Italiano di MPI a Roma.

(foto di copertina dal sito della Agenzia di Spettacolo LS Eventi, agenti di Pupi Avati)