Quanto Italian Factor c’è nel tuo meeting?

Armata Brancaleone Morace Italian factor

C’è una risorsa enorme nella nostra cultura, a disposizione di tutti e apprezzata sempre di più nel mondo: è l’Italian Factor. Un mix di storia, talento, e visione della vita.

Italian way e Italian Factor

Morace Italian factor

L’italian way, spesso viene confuso con il made in Italy ma è un’altra cosa: è il modo italiano di fare le cose, di pensarle, di realizzarle. Ingegnoso e imprevedibile, secondo una logica trasversale, non lineare, che altri teorizzano e che noi mettiamo in pratica, spesso per istinto e con poca consapevolezza. E quindi purtroppo non in modo strategico. Forse è proprio dalla consapevolezza di noi stessi che potremmo incominciare a giocare la partita.

O accettiamo l’idea di riscoprire la nostra unicità (the italian factor…) per poi misurarci con il pensiero e le culture del mondo, oppure non riusciremo a competere in una dimensione globale che oggi è l’unica possibile.
Ciò riguarda anche l’organizzazione di eventi, sia nelle forme che nei contenuti. L’italian factor mette insieme il valore umano, l’intelligenza contestuale, il tocco d’artista e il taylor made.Italian Factor - Francesco Morace

Un magico mix di qualità di cui gli italiani sono capaci e che può essere sintetizzato in una affermazione sempre più attuale:  “ciò che vale non ha prezzo”. Il fattore che moltiplica la potenza dell’italianità nel mondo (dell’italian way e delle imprese italiane) valorizza il gusto, la relazione, il colpo d’occhio e l’attenzione al dettaglio: tutti elementi qualitativi, difficilmente monetizzabili e sicuramente non riconducibili alle logiche lineari, economiche, finanziarie, tipiche del modello anglosassone.

 


L’Italian Factor e l’industria dei meeting
Mi è capitato di partecipare, in Italia, a meeting organizzati in modo impeccabile ma che avrebbero potuto essere, tali e quali, a Helsinki o a Los Angeles. Senza alcuna traccia di Italia.

 

A un congresso scientifico internazionale in Liguria ho sentito un cattedratico australiano chiedere con aria complice a un cameriere: “c’è focaccia?”. Purtroppo non c’era.

Mandolino Morace Italian factorA me pare che queste siano occasioni sprecate. Il nostro Paese e la nostra cultura ci mettono a disposizione un repertorio sterminato di “esperienze” grandi e piccole che tutto il mondo desidera, talvolta conosce, e che vive come schegge di felicità.

A dispetto della crisi, è emerso in modo invisibile e attraverso l’innovazione sociale un nuovo concetto di “valore”, di human value che riguarda la vita concreta delle persone.

Questo valore è in linea con l’italian factor. Un valore che non ha un costo e nemmeno un prezzo, ma incarna la forza del gusto, dei legami, della cultura, della bellezza e dell’autenticità. C’è una gran voglia di Italia oggi nel mondo e mai come oggi, per dirla col marketing, il “brand Italia” è stato così in auge. La Design Week a Milano è stata “partecipata” anche quest’anno da centinaia di migliaia di persone.


Per un futuro più umano
Dobbiamo mettere al lavoro questa ricchezza ma non dobbiamo rimanere sulla difensiva per paura di apparire provinciali. Come hanno fatto la moda, il design o continua a fare la meccanica di precisione: muovendoci nel gusto, sul mercato medio alto, ma non solo con il lusso, consapevoli che la nostra forza risiede nei nostri territori, in una logica espansiva, non difensiva. Dobbiamo capire quanto una forza così locale sia spendibile a livello globale e imparare a utilizzarla.

 

 

Morace Italian factorA questa ipotesi di lavoro è dedicato il mio ultimo libro dal titolo appunto Futuro + Umano. Ma più di tutto conta il sottotitolo: Tutto ciò che l’intelligenza artificiale non potrà mai darci. La categoria stessa dell’intelligenza artificiale è destinata a mostrarci la propria inadeguatezza, mettendo in rilievo, per differenza, l’imperscrutabile valenza che risiede in ogni intelligenza umana: fragilità, esitazione, sorriso, carezza. Guizzi, soluzioni impreviste, risolutive: tornando sui problemi e risolvendoli con un pensiero “altro”, in cui noi italiani siamo maestri.
La bussola che l’intelligenza artificiale pretende di fornire è solo funzionale, computazionale, ma sempre meaningless, senza quel significato che solo noi umani possiamo dare alle cose. Non garantisce quel senso (il meaning) così necessario al pensiero strategico più profondo, intriso di quel sentimento utopico che è la speranza.


Le macchine non sperano
Questo rimarrà il nostro vantaggio incolmabile: il valore aggiunto dell’umano è la tensione utopica verso un futuro che si desidera. Gli uomini e le donne sono macchine desideranti, e tali continueranno a essere in modo radicale, nel bene e nel male. Il nostro futuro dipenderà dalla qualità dei nostri desideri e da una intatta capacità di sperare.
Con la speranza e la forza dei desideri potremo arginare i rischi e i vizi che si intravedono in una società orientata al cinismo, all’indifferenza e al narcisismo.


Mettere a frutto il talento
Morace Italian factorIn definitiva il successo di questa strategia dipende solo da noi: persone, cittadini, aziende e creativi. E’ un problema legato alla percezione delle nostre capacità. Noi, come italiani, non dobbiamo abbandonare il nostro codice genetico, che è profondamente artigianale. Dobbiamo puntare all’eccellenza, perché siamo interessati a fare bene ogni attività, prima di tutto per gratificare noi stessi, per il gusto di far bene: in questa direzione abbiamo ottime possibilità di riuscita. Siamo artigiani tempestivi: siamo ancora in grado di immaginare in tempi brevi nuovi sviluppi commerciali e di prodotto.

L’Italian Factor, cioè la capacità tutta italiana di mettere a frutto il nostro talento inventivo e l’ingegno applicato, è una qualità che ci arriva da Leonardo e dai geni del Rinascimento. Può riguardare anche le giovani generazioni soprattutto nell’integrazione dei prodotti belli, eleganti, distintivi che già siamo in grado di realizzare, con servizi e applicazioni che l’economia digitale rende sempre più possibili.

L’online e l’offline non sono più in alternativa ma sempre più spesso tendono a convergere in una unica dimensione innovativa: l’onlife. E’ su questo terreno di incontro che dovremo giocare la nostra partita in futuro, nella relazione tra l’utile e il bello, con un occhio sempre molto attento alla qualità della vita e dell’esperienza, anche nell’organizzazione di un evento o di una convention.


Una raccomandazione agli organizzatori di eventi
L’organizzatore di eventi è una attività che può amplificare al meglio l‘italian factor, facendo incontrare tradizione e innovazione,  basandosi su una dote che da tutti ci viene riconosciuta: far incontrare le persone, farle stare bene insieme, creare momenti di lavoro e di relax con stile e naturalezza.

Vi raccomando perciò di impregnare di italianità i vostri eventi aldilà degli stereotipi, con la certezza che sarà attesa e molto ben accolta. Credetemi, chi viene a fare un meeting in Italia vuole sentire “profumo” di Italia. Le occasioni a vostra disposizione sono tante e variegate: le nostre specialità e tipicità gastronomiche, ma anche la nuova generazione di chef; la nostra musica classica ma anche le sperimentazioni della moda e del design; il capitale artistico con le sue icone, i paesaggi più conosciuti ma anche le architetture che fanno sognare. Borghi, cattedrali e palazzi ma anche il Bosco Verticale di Stefano Boeri che ha vinto il premio come “grattacielo più bello del mondo”.
E le migliaia di eventi pubblici popolari e colti che troviamo in ogni paese e città: sagre, rievocazioni, festival folk, ma anche mostre, concerti, rassegne. Non abbiate paura di regalare Italia a piene mani, attraversando tutte le epoche, ma sbarcando nella contemporaneità: tutti ve ne saranno grati e ricorderanno il vostro evento come una vera esperienza piena di significato.

L’Italia non è “un’espressione geografica” (von Metternich) ma un sentimento che si respira e fa bene allo spirito: un battito locale con un respiro globale.